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Ondate di caldo a ripetizione, come mai? Quali sono i motivi?

Uno dei nostri principali scopi, nel divulgare notizie riguardanti le condizioni meteo, è quello di cercare di rendere questa affascinante materia più comprensibile anche ad un pubblico meno addentrato nei meandri puramente scientifici che la caratterizzano. Cerchiamo con questo articolo, di comprendere insieme, quali potrebbero essere le possibili cause di queste reiterate avvezioni di aria molto calda sahariana sul Mediterraneo.

Partiamo con la semplice considerazione che le ondate di calore in arrivo durante l’estate nel bacino del Mediterraneo sono indotte e/o modulate, in parte, dall’attivazione dei monsoni in sede equatoriale.
Senza entrare troppo nello specifico sulle caratteristiche dei monsoni, focalizziamo la nostra attenzione su uno in particolare: il monsone di Guinea.
Quando sul golfo di Guinea  (coste africane centro-occidentali), le acque registrano una temperatura più bassa della norma, in loco si viene a formare una figura di alta pressione che si contrappone alla bassa pressione "termica" al suolo ("termica": cioè indotta dalle roventi temperature che il suolo desertico raggiunge a causa del prolungato ed intenso soleggiamento primaverile/estivo, con il sole allo zenit) presente sulle pianure roventi del Sahara meridionale, cioè il Sahel occidentale (vedi fig. 1 tratta da "The West African Sahel: A Review of Recent Studies on the Rainfall Regime and Its Interannual Variability" di Sharon E. Nicholson, ISRN Meteorology, volume 2013, article ID 453521 http://dx.doi.org/10.1155/2013/453521). Ricordiamo che il Sahel è una fascia di territorio dell'Africa sub-sahariana che si estende tra il deserto del Sahara a nord e la savana del Sudan a sud, e tra l'oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est. Essa costituisce una zona di transizione tra l'ecozona paleartica e quella afrotropicale, ovvero un'area di passaggio climatico dall'area arida (steppica) del Sahara a quella fertile della savana arborata sudanese (asse nord-sud) (fig. 1bis). 

(fig. 1)

(fig. 1bis)

 

 


L'alta pressione suddetta, pertanto, sospinge (di nuovo vedi fig. 1)verso l'interno del Nord Africa occidentale, fino ai bordi meridionali del Sahara (SAHEL), venti umidi provenienti dal Golfo di Guinea e noti appunto col nome di "Monsoni dell'Africa Nord occidentale" che poi, incontrando i secchi venti da nord-est (alisei) provenienti dal Sahara, provocano intensi e diffusi fenomeni temporaleschi.

Si forma quindi una linea di demarcazione territoriale tra la fascia interessata dalle piogge monsoniche e la fascia subtropicale dov’è ubicato il vasto deserto del Sahara a nord. Questa  linea o fronte di convergenza, che delimita l'avanzata verso nord dei Monsoni è nota come ITCZ (InterTropical Convergence Zone) (fig.2).

Ma l'avanzata verso Nord della ITCZ, come sta avvenendo in questi ultimi mesi, sposta a più alte latitudini anche l'anticiclone subtropicale del Nord Africa (l'anticiclone Nord africano), posto in genere circa 2000 km a Nord dell'ITCZ. Dalla mappa in (fig. 3) possiamo osservare esattamente come attualmente il fronte di convergenza, quindi il limite nord delle precipitazioni monsoniche, specie sul settore occidentale africano, sia più a nord della norma. Dalla (fig. 4) (mappa riferita alla giornata di oggi, temperatura a 850 hpa del continente africano) si possono osservare, con ancora maggiore chiarezza, gli effetti di tale anomalia e le conseguenze indotte sul Mediterraneo centro-occidentale (fig.5) ovvero, frequenti sortite dell’anticiclone subtropicale africano proprio alle nostre latitudini. A rafforzare ulteriormente tale tesi, mostriamo la rilevante attività temporalesca sonfinante proprio nell'entroterra sahariano a sud dell'Algeria (fig.6).

(fig. 3)

(fig.4)

(fig.5)

 

(fig.6)

 

Si noti, infine, in fig. 7, a ulteriore conferma di quanto affermato all'inizio dell'articolo (e cioè che una delle cause è il raffreddamento delle acque marine del Golfo di Guinea), come il 24 luglio, effettivamente, le acque del Golfo di Guinea (cerchiate in rosso) siano risultate di quasi 2° più fredde delle medie del periodo, contribuendo a dare il "la", pertanto, alla successiva ondata di aria africana che ci apprestiamo a vivere (immagine tratta dal NOAA).

 

 

Considerazioni finali:

Abbiamo riassunto, in maniera più semplice possibile, quello che potremmo definire uno dei processi responsabili di queste roventi ondate di caldo. Cosa dobbiamo aspettarci per la rimanente parte di questa bollente estate?

Se dovessimo attenerci esclusivamente alla forte ingerenza del monsone, vista la sua spiccata caratteristica autorigenerante, dovremmo solo attendere un suo naturale declino, quindi il mese di settembre. Le forze in gioco però sono anche altre, il risveglio graduale della vortice ciclonico semipermantente atlantico, potrebbe contribuire in maniera sostanziale  a scalfire la figura anticiclonica subtropicale africana.

Torneremo nei prossimi giorni sull'argomento, con nuovi e più chiari indizi.

Per ora, buona estate ed occhio al caldo.


del: 31-07-2017 - Tags: monsone, guinea, itcz, convergenza, intertropicale, sahel, sahara, anticiclone, africano, caldo, mediterraneo